E' da un bel po' che non aggiorno il blog, ora non vi sto a spiegare perche', impegni vari comunque.
E' questo, per me, un grande momento di autocelebrazione. Lo avevo detto, qualora l'esito fosse stato almeno decente avrei fornito ulteriori informazioni. E poi, detto tra noi, il livello di goduria sarà direttamente proporzionale al numero di persone che mi vedrà, la mia autostima non possiede limiti di crescita.Ebbene, chiunque volesse assistere alla performance cultural-televisiva del sottoscritto, non dovrà far altro che sintonizzarsi sul quinto canale alle 18,50 di mercoledì 14 e rimanere collegato fino alle 20.
Per una sera sarò lieto di farvi compagnia durante il delicato passaggio tra il mesto ritorno a casa dopo una stancante giornata lavorativa e la veloce preparazione di una cena frugale.
Qualunque tipo di commento relativo alla trasmissione, alle sensazioni e a quel bastardo del conduttore viene rimandato al dopo visione.
Ah, dimenticavo, la fanciulla che mi accompagnerà nel gioco è la Sere, più volte citata in questo blog. Per capire fino in fondo il rapporto che ci lega sarà necessario guardare la trasmissione (e che ve lo dico a fare...).
Buona visione!
Etichette: fatti miei, spot
Sul blog di johnson continua il periodo “comunicati stampa”. Nelle ultime due settimane mi sono ubriacato, ma da star male, di lavoro. Il periodo di malattia ha generato conseguenze nefaste sulla mia produttività e ho dovuto dare fondo a tutte le mie qualità, di ruffiano in primis, per recuperare.
Ma adesso si cambia registro, ho davanti una decina di giorni spettacolari!
- Domani partenza per Salerno, qualche giorno con mamma e papà non fa mai male.
- Da lunedì a mercoledì convention aziendale vicino Cagliari in uno dei villaggi/centri termali migliori al mondo, mi sono già espresso in passato su quanto le farmaceutiche siano avanti da questo punto di vista.
- Dal primo al quattro maggio giro in macchina con amici tra Austria e Germania meridionale.
Eh già, il mese appena trascorso sarà ricordato a lungo dal sottoscritto, difficilmente in futuro il fato sarà in grado di riproporre la stessa concentrazione di eventi sfortunati…
12 marzo, verso le 22,15: johnson sta allegramente disputando la consueta partitella settimanale a calcetto con gli amici. Una delle sue inarrestabili discese verso la porta avversaria viene improvvisamente arrestata dal materializzarsi di un piede disposto a tutto pur di evitare un goal. La caviglia di johnson si ritrova così a disporsi in una posizione che definire innaturale è un complimento. Diagnosi: palla da tennis al posto del malleolo. Prognosi: una settimana di riposo assoluto.
Messa così non sarebbe neanche tanto male, ogni tanto una settimana lontano dal lavoro rigenera le sinapsi. Ma…
24 marzo, verso le 21,00: johnson ritorna a casa dopo una pasquetta distruttiva per gradazione alcolica e condizioni climatiche. Un rapido check up evidenzia la presenza di febbre moderata, tosse e mal di gola. Terapia: tachipirina e antinfiammatori.
25 marzo: johnson torna a milano in aereo, le condizioni fisiche non migliorano, la terapia contiua.
26 marzo: johnson va a lavorare nonostante il quadro clinico preoccupante. Durante la giornata la gola diventa un ritrovo di tizzoni ardenti, in serata la temperatura raggiunge i 39.6 gradi celsius. La terapia viene potenziata con l’aggiunta di un antibiotico ad ampio spettro.
27 marzo, ore 05,00: johnson si sveglia dopo poche ore di sonno tormentato, non riesce a deglutire e respira male. Johnson a questo punto è leggermente preoccupato e decide di recarsi al pronto soccorso.
Ore 08,30: johnson viene visitato dall’otorino che dopo tre minuti sentenzia: “Tu resti qua almeno per i prossimi 3-4 giorni”. Diagnosi: epiglottite acuta.
3 aprile, verso le 16,00: dopo otto giorni di ricovero al residence Niguarda di Milano, dopo esser diventato la mascotte del reparto, dopo una trentina di flebo tra antibiotici, cortisone e fisiologiche, dopo quasi tutti gli esami clinici possibili, dopo aver avuto a che fare con pazienti oncologici, sieropositivi e minorenni alle prese con rinoplastica, dopo aver ampiamente riflettuto sul significato della vita e sulle cose veramente importanti, dopo aver letto quattro libri, visto sei film masterizzati e completato due settimane enigmistiche, dopo aver mangiato per i primi quattro giorni solo brodino e purè, johnson viene dimesso con grande dispiacere del corpo infermieristico.
Ho utilizzato un periodo di tempo decisamente più consistente per dedicarmi al dopofestival e, a questo punto, mi viene naturale domandarmi:
ma, non sarebbe possibile provare a far estendere la messa in onda del dopofestival a tutta la stagione primavera-estate?
oppure, rendendomi conto della richiesta un pò esagerata, almeno per le ultime due serate, non sarebbe possibile mandare il dopofestival in prima serata per quattro ore al posto del festival che programmerei dopo? Si può?
Etichette: mixage
Four hands before your head was dead on my bed, we're not mads
6 commenti Published by johnson on lunedì, febbraio 11, 2008 a 03:10
Leggo puskin e ascolto gogol bordello
Au clair de la lune, mon ami Pierrot prête-moi ta plume, pour écrire un mot
Ça se sent, ça se sent que t’es con!
Ho organizzato un aperitivo vicino al centro Pompidou!
I’m just writin’ on photographic paper
Lunga vita al nuovo movimento!
Gipsy ska nirvana punk-pistols
La tour eiffel a pois
Le soleil fait couler le 6 chelles
Quando cazzo lo svuoti quel cazzo di posacenere? Mamma, che insofferenza…
Proiettami sta comicità e nun me rompe er ca…
Quella foto mi sa di cinematografico… e le altre? Beh, le altre no
Alain resnais aimait Hiroshima son amour e c’è chi è allergique a Uccelli di Hitchcock
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Quando mi sdraio sono sospeso, quando mi sveglio con il culo a terra
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Immigrant emigrant italian song
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on y go, - vuoi dire on y va? - Cotton fiocco di neve – Fat Bottomed Girls
This text was written under the effect of Santa Marinella.
(scritto a quattro mani con babelez)
foto: babelez
Etichette: fatti miei, mixage
Il concerto è stato caratterizzato da un crescendo musicale impressionante, una prima parte decisamente morbida che ha pian piano lasciato il posto ad un ritmo incessante che culminava in assoli di chitarra al limite del delirio e dell’eccitazione più alta. In mezzo un paio di pezzi in acustico come “Perfect” e “1979” letteralmente da pelle d’oca.
La scenografia era del tutto assente, eccezion fatta per la gonna in lamine argentee indossata da Billy. Il ragazzo non è un animale da concerto, non si muove più di tanto, ma è in grado di trasmettere un magnetismo incredibile, riesce a rapirti con due parole, con un “we’re still here”.
Non c’è nulla da fare, gli smashing pumpkins sono esclusivamente Billy Corgan, e lui lo sa, a fine concerto è rimasto per cinque minuti da solo sul palco a ringraziare il pubblico in estasi.
Per la cronaca: due ore e mezzo di spettacolo, hanno suonato tutti i pezzi migliori ad eccezione di “Zero”, hanno detto che torneranno presto, io sarò qui ad aspettare.
Lascio un video fatto con il cellulare, è una chiavica, ve lo dico fin da ora, ma è l’unico in cui non mi si sente cantare, è molto meglio per tutti. La canzone, dal vivo, è stata davvero emozionante, spero che si riesca a capire anche solo un po’.
Etichette: dal nostro inviato johnson, spot
La ragazza siede alla sua scrivania e si affanna a battere sui tasti. La porta della stanza è chiusa, ma questo non le impedisce di udire dei rumori: un letto che cigola, dei mugolii. “Un’altra volta…” pensa la ragazza.
Nella stanza c’è una tv accesa con il volume al minimo, dietro lo schermo un uomo sovrappeso illustra formule di trigonometria.
La ragazza incrocia il proprio sguardo assonnato nello specchio. “ Una settimana alle terme, ecco cosa ci vorrebbe” dice a se stessa. “ Ma chi prendo in giro, continuando con sti ritmi è già tanto se riesco a dormire cinque ore a notte.”
Ora mette a fuoco il display della sua radiosveglia, e vorrebbe piangere. Poi, dopo aver tirato su con il naso, si rimette al lavoro. “Non ho niente di meglio da fare” si convince.
Il ticchettare riprende, nessun altro movimento o rumore, ad eccezione dei soliti mugolii, è chiaro.
Dopo pochi minuti accade qualcosa di strano: lo schermo della tv comincia a deformarsi, il professore obeso e i pochi oggetti che ha intorno accennano una strana danza ad un metro da terra formando un girotondo che trasmette un misto tra il ridicolo e il satanico. La ragazza non si accorge di nulla, soprattutto perché il docente eccessivamente in carne continua tranquillamente a parlare di seni e coseni. La danza malefica aumenta di velocità, poi diventa un vortice, una massa indefinita e, infine, un fluido. La televisione inizia a pulsare, sembrerebbe voler esplodere, il fluido giallastro cerca una via di uscita. Ed infine la trova: la tv ora trasuda una melma color ocra che, a contatto con l’aria perde subito consistenza, sembra evaporare. La nube formatasi rimane compatta, poi si organizza e decide di avvicinarsi alla ragazza che, nel frattempo, è sempre immersa nel suo lavoro.
Una forza invisibile prende il comando di ogni singolo muscolo della sventurata, le labbra si schiudono, ora la nube ha un varco.
Ogni singola molecola di quella strana sostanza è ora parte della ragazza e comincia a governarne i movimenti. La fanciulla si alza in piedi, esamina la disposizione degli oggetti sulla scrivania, prende tra le mani un oggetto appuntito, un tagliacarte.
Varca la porta della sua stanza, attraversa il corridoio, è leggerissima, non produce il minimo rumore. Adesso è davanti alla porta che la separa da quel festival di urletti e cigolii. Mette una mano sulla maniglia, la spinge verso il basso e richiude la porta dietro di sé.
Descrivere ciò che si udì in seguito è terribile, orrore allo stato puro. La ragazza si accanì sulle due vittime con ferocia inaudita. Non si limitò ad ammazzarle con un colpo al cuore o alla gola, la forza che la governava pretendeva di più. Il tagliacarte, allora, fu sostituito da un enorme coltello da cucina, poi addirittura da un trapano. Pezzi dei due furono sparsi in tutta la camera. Solo quando le ultime gocce di sangue passarono dalle vene dei due sfortunati al pavimento, la ragazza si placò. Con lo stesso sguardo impassibile che aveva mantenuto per tutta la durata della tortura, raccolse le sue armi, chiuse a chiave la porta della stanza degli orrori e andò a farsi una doccia.
Dopo aver cancellato dal suo corpo ogni segno di quel che era stato, tornò a sedersi alla scrivania. Si udì un click e sullo schermo apparve la richiesta di salvataggio dati.
“Don’t save”, cliccò. Ed uscì di casa.
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Anche se non ha specificato bene a cosa pensa quando mi legge, la cosa mi lusinga alquanto, è sicuramente un riconoscimento dotato di un certo fascino.
La catena pare sia cominciata da qui (mi hanno detto che si deve scrivere) ed io la tramando con piacere perché è composta da tanti piccoli attestati di stima.
I miei, e con essi le targhe, vanno a tre ragazze che mi hanno fatto pensare diverse volte negli ultimi tempi:
Scogliera, perché ha avuto il coraggio di fare davvero ciò che io mi limito a sognare da un po’ di anni a questa parte
Merincontraria, per il suo modo splendidamente ironico, ma anche un po’ malinconico, di guardare alla vita
Islabonita, perché sono tante le persone che dichiarano di voler mettersi in gioco, ma sono poche quelle che lo fanno sul serio
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