GUIDA ALLE BETTOLE D'ITALIA

Inauguriamo oggi una nuova fantastica rubrica destinata a proiettare questo umile blog nel gustoso mondo della buona cucina italiana. Ma , badate bene, qui non si parlerà di chef famosi, ristoranti lussuosi e alberghi a 5 stelle. No no, a quelli ci pensano già la michelin ed il gambero rosso, noi siamo tipi più caserecci. In questa sede verranno raccontate esperienze vissute dal sottoscritto (ma chiunque potrà contribuire, la mail è qui a lato) in ristoranti non convenzionali che hanno in comune tra loro necessariamente tre fattori: ottima qualità delle pietanze, buona qualità del servizio, o quantomeno originale, e prezzi bassi. Tutto il resto non conta, non ci interessa, è superfluo.

E per entrare subito nello spirito della rubrica, si parte alla grande con una splendida bettola di Cornate d’Adda, in provincia di Milano. Il nome del paese è già un programma.
L’insegna recita testualmente: Locanda Pizzeria Salumeria Formaggeria “CREDEVO PEGGIO”.
La osservo tra il sorpreso e il divertito, alquanto incuriosito. Trattandosi della mia prima visita in quel “ridente” paesino posizionato ai confini nord-orientali della provincia milanese e non avendo alternative nei dintorni, decido di fermarmi. La palazzina è bassa e fatiscente, un po’ sgarrupata si direbbe dalle mie parti; sul davanti un po’ di tavoli lasciati a prender freddo, da rispolverare, immagino, durante la stagione estiva. Avvicinandomi all’ingresso, riesco a scorgere sul retro la porta di alluminio del bagno esterno, un brivido mi percorre la spina dorsale.
Entro e, di colpo, mi ritrovo in una dimensione parallela: dalle due sale sulla sinistra si leva un gran vociare che fa da contraltare al silenzio delle strade, sulla destra mi ritrovo il bancone del bar, una ragazza mi sorride mentre asciuga delle tazzine. L’arredamento è caldo, tutto in legno con travi a vista, i tavoli apparecchiati con tovaglie a scacchi bianchi e rossi, stile picnic. Le pareti sono tappezzate da strumenti agricoli, su una lavagna c’è scritto: pizza della settimana, Messicana con fagioli e tabasco. Mi si piazza davanti una ragazza splendida, capelli biondi raccolti in una coda di cavallo, occhi azzurri e una silhouette invidiabile. I brividi per il freddo e l’aspetto esterno del locale sono un ricordo ormai lontano.

La ragazza mi fa accomodare e mi lascia il menu; prima di posare gli occhi sui nomi delle pietanze mi guardo intorno e mi pervade la sensazione che buona parte dei clienti, probabilmente, si trovi lì per assistere alla sfilata, piuttosto che per mangiare. La cosa mi preoccupa un po’.
Comunque decido per un piatto di tagliatelle al ragù di cinghiale e per una bistecca con insalata mista, mi piace star “leggero” quando lavoro.
Ragazzi, che dire, punto di cottura perfetto, condimento delizioso, carne tenerissima. Anche la semplice insalata assume un gusto particolare. Mi chiedono se per caso voglia anche il dolce, ma per questa volta penso che possa bastare, lo proverò alla prossima.

A malincuore mi alzo per andare alla cassa, prima però, un caffè al bancone. No, non lo sanno fare neanche qui, sarebbe stato troppo bello.
Mi consegnano il conto: 10 euro! E avrei potuto prendere anche il vino…
Mi salutano tutti in coro, le ragazze, il proprietario, il pizzaiolo, e a me sta per scendere una lacrima.

Esco in strada e, mentre accendo una sigaretta, osservo nuovamente l’insegna e penso: “MAI NOME FU PIU’ AZZECCATO ”.

Comunicazione interna

Ebbene, sottraggo un po’ di spazio, con grande sacrificio, alle normali attività del blog per dedicare un attimo di attenzione ad un grande amico blogger. Prima grande amico e poi amico blogger.
Trattasi del sempre ispirato babelez, all’anagrafe xxxxxxx xxxxx, che due giorni or sono è entrato a far parte del clan dei dottori disoccupati. In attesa del suo prossimo passaggio nel clan dei dottori lavoratori precari, desidero dedicare un plauso alla grande performance del sopracitato non occupato. Dopotutto un 110 con lode fa pur sempre la sua porca figura.
Ma un plauso ancora più grande se lo merita la serata organizzata dal babelez, ricca di piacevoli sorprese, personaggi di ogni tipo e bevande alcoliche. Insomma, le classiche 24ore da ricordare.
Congratulazioni dottò.


Anche tu puoi farcela!

Beh, che dire, non trovate che sia un'iniziativa fantastica?
E pensare che io non c'entro nulla...
Gli artefici sono, infatti, babelez, che ha avuto l'idea, e mucio, il realizzatore.
Aspetto con ansia, quindi, le vostre sigarette...o qualunque altra cosa possa essere accesa e fumata...sarò ben lieto di accompagnarvi nel vostro lungo cammino di disintossicazione.

Ma quanti fiori stanno sbocciando?

E’ come rinascere.
Come fare la prima palla di neve, come il primo giorno di scuola. E’ come il primo sorso di una cioccolata calda, come ascoltare Janis Joplin la prima volta.

Ed è come vincere una gara di nuoto ad otto anni, come il primo bacio. E’ come immaginare di veder sorridere una bambina con appena 36 ore di vita, come la mattina di Natale. E’ come saltellare in un ruscello pur avendo una certa età.
Pensavi di aver dimenticato, che non saresti stato più lo stesso di prima.
Ma è anche come un cazzotto nello stomaco.
E’ come veder piangere tua madre a causa tua, è come conoscere i segreti di Fatima e non poter parlare. E’ anche come avere un’idea fantastica e scoprire che è già stata brevettata, come esser l’ultimo della fila.
E’ come se al luna park mancasse la corrente elettrica.
Ma c’è una chitarra che suona, le corde vibrano e trasmettono note alte. Era ora.


foto: johnson

Fine dei giochi

Prima parte – Drammatica

Avrei voluto scrivere una tempesta di parole. Avrei voluto testimoniare tutto il mio sdegno, il mio ribrezzo, la mia nausea. Avrei voluto condannare, criticare, attaccare.
Ma a che pro? C’è davvero bisogno di manifestare il proprio pensiero quando un altro essere umano è morto per una partita. Quando dei poveri decerebrati finti ribelli di sinistra scrivono su un muro “Giuliani è stato vendicato”. Quando sento addirittura dire, tra una cazzata e l’altra, che, visto il movimento che gira intorno al calcio, un morto ci può anche stare. Quando PIPPO BAUDO litiga con la SANTA SEDE. Quando Matarrese (si, proprio lui) parla di rinnovamento del calcio.
E come riesci a proferire parola quando vedi e senti cose del genere?
Racconto solo quello che è successo a me: mentre tutti, ma proprio tutti, sembrano essere in grado di trovare una soluzione definitiva ai problemi del calcio, io, venerdì sera, ho definitivamente perso ogni speranza.


Seconda parte – Tragicomica

Oggi ero da solo a pranzo in un ristorante di viale Umbria, a Milano.
A venti centimetri da me una coppia di trentenni pranza in un silenzio tombale, mi sento a disagio io per loro. Ad un tratto, dopo un quarto d’ora di noia, lei dà il via ad una conversazione basata sui fatti di venerdì sera: parlano con molte pause ed è la donna a far la parte del leone, lui è solo un comprimario. Quello che segue è uno stralcio della conversazione, non ho variato nemmeno una virgola (ho preso appunti…). Io babelez e mucio, con le nostre discussioni surreali, non avremmo saputo fare di meglio:

Donna: …si, in galera. Ma che glieli danno a fare tre o quattro anni? Dovrebbero dargli anche solo sei mesi, ma che li facciano. Li condannano sempre e poi son sempre fuori…

Uomo: sono d’accordo.

D: ….

U: ….

D: è che in Italia c’è la cultura della non pena!

U: mmmh

D: ….

U: ….

D: e i minorenni? Io manderei in galera anche loro…

U: però, se i riformatori funzionassero meglio….

D: riformatori? No, ma che dici…servono i LAVORI SOCIALI FORZATI! Voglio vedere, poi, dopo dieci ore in fonderia o nei campi a zappare!

U: mmmh

D: ….

U: ….

D: hai visto quanti poliziotti c’erano, pareva uno scenario di guerra. Che credi, son tutti soldi nostri, quelli!

U: mmmh

D: ….

U: ….

D: ….

U: ….

D: ehi, hai sentito le nuove su D’Alessio e la Tatangelo?

Faccio finta di recensire un film

Non andavo al cinema da una vita, ne sentivo la mancanza. E pensare che a Salerno avevo la media di almeno un paio di film in sala per settimana.

Stasera ho sfidato l’impenetrabile nebbia milanese per accomodarmi a seguire Blood Diamond, l’ultimo film di Edward Zwick, quello dell’Ultimo Samurai per intenderci. Ad essere sinceri ero un po’ prevenuto, l’accoppiata grande produzione americana + argomento delicato e scottante non ha mai prodotto grandissimi risultati in passato, perché cambiare proprio ora?

Ebbene, dopo averlo visto, devo ammettere di essere stato parzialmente smentito.
Il film penso possa essere diviso in due grossi segmenti, che poi coincidono con il primo ed il secondo tempo. Nella prima parte fortunatamente viene dato molto risalto alla guerra civile avvenuta pochi anni fa in Sierra Leone, con scene molto intense che ritraggono orrori e massacri e che testimoniano le verità alla base del traffico illegale di diamanti. Nella seconda si perde un po’ di vista il lato più profondo dell’argomento e si cade in diversi luoghi comuni e clichè cari ai più classici film d’azione o di apparente impegno sociale.
Tuttavia il risultato è secondo me più che buono, particolarmente impreziosito dall’interpretazione degli attori principali, Di Caprio su tutti. Tranquilli, non dirò nulla della trama, solo alcune cose: Jennifer Connelly è splendida; son sempre più convinto, almeno per come la vedo io, che Titanic sia stato un errore per Di Caprio; il finale non mi è piaciuto; alla Sere è venuto il mal d’Africa senza esserci stata.
In definitiva consiglio di andare a vederlo, anche perché (e scrivendo quest’ultima frase forse divento banale anch’ io) di determinate cose se ne parla sempre troppo poco.


 

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