Frank Railey era un uomo come tanti.
In 42 anni di vita onesta era riuscito a conquistarsi la poltrona di vice direttore della filiale della Bank of America del suo quartiere.
Non era sposato, considerava troppo dispendiosa ed impegnativa la vita un padre di famiglia con un mutuo ancora da pagare e tante abitudini da rispettare.
La sua esistenza procedeva lenta e priva di emozioni: il mercoledì sera birra con due vecchi amici del liceo, il sabato Giants allo stadio, qualche volta riusciva addirittura ad andare al cinema, ma solo di domenica.
Il suo frigorifero era un esempio di ordine perfetto, con tutte le ciotoline di monoporzioni ad incastro.
Non aveva mai avuto problemi con la legge, neanche una multa per divieto di sosta, perciò si meravigliò non poco quando gli ordinarono di presentarsi in centrale quella mattina di settembre.
Fu così che Frank venne a sapere dell’esistenza di un altro Frank Railey, totalmente diverso da lui: si trattava di un agente speciale infiltrato tra le maglie di un’organizzazione criminale molto pericolosa.
Frank fu convocato nuovamente per il giorno successivo, c’era bisogno di altri accertamenti, aveva sentito parlare addirittura di un possibile cambio di identità.
Quella mattina Frank uscì presto, aveva bisogno di un po’ di tempo per riflettere. Decise di attraversare il parco ancora deserto.
Dopo un paio di minuti si sentì chiamare, si girò nel momento in cui il colpo esplose.
Non si sa bene come, ma Frank riuscì a capire quello che stava succedendo, anzi per un attimo gli parve di vedere il proiettile fermo a mezz’aria.
“Ecco, ci siamo” pensò “ ora mi passerà tutta la vita davanti, come nei film”.
Frank allora si concentrò, accennò persino un sorriso preliminare.
Ma non accadde nulla, il vuoto più assoluto.
Il proiettile compì il suo dovere in modo egregio.
Mentre Frank si accasciava al suolo, il killer era già scomparso.
“Lo avevo detto che sarebbe stata necessaria una talpa in quella centrale” pensava mentre scappava “non avremmo mai potuto dare un volto a quel bastardo di Frank Railey, altrimenti”.
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Ho ricominciato a vedere la tv!
9 commenti Published by johnson on venerdì, ottobre 26, 2007 a 00:10
Uh, la signora delle pulizie continua a venire, chissà se si ricorda ancora di me…
“Ehm..è permesso? Salve, sono quello che c’era prima, per un po’ non ci sono stato. Posso fare un giro? Grazie.”
Porca miseria, non è cambiato niente. Neanche un po’ di polvere accumulata, dopo darò alla signora una mancia sostanziosa.
Apperò, qualche commento continua ad arrivare, che cari… uhm…dovrei quasi rispondere. Che faccio, versione lunga o corta? Vabbè, vada per una via di mezzo.
Buona parte delle mie serate, negli ultimi due mesi, si è, invece, ridotta ad uno spaparanzamento post cena con cervello in posizione off e, quel che è peggio, davanti alla tv. No no, non voglio parlar male della tv, sarebbe come sparare sulla croce rossa, volevo solo dire che prima non lo facevo, non mi piaceva, e quindi, dopo un po’, ho cominciato a chiedermi il perché.
L’autoanalisi introspettiva ha, però, tardato a dare frutti: il divano migliorava l’adattamento al mio splendido corpo in modo direttamente proporzionale al mio non capire un emerito cavolo. C’è stato chi mi ha detto:” Guarda che non devi per forza dare una spiegazione a tutto”…eheh, giusto, giustissimo, ma non fa per me. E, come in ogni psicanalisi che si rispetti, sono passato al ripercorrere la mia storia recente (ho detto recente, non ho parlato di infanzia…) nel tentativo di individuare cambiamenti avvenuti, ma non riconosciuti.
Ero sulla strada giusta. Infatti, dopo pochi giorni, la luce.
Mi sono accorto, tra l’altro non era poi così difficile, che dall’ inizio di quest’anno la mia vita è completamente ferma, immobile. Stesso lavoro, stessa casa, stessi (splendidi) amici, stessa (inqualificabile) vita sentimentale, stessa (relativa) tranquillità economica, stessa macchina, stesse abitudini, stessa spiaggia, stesso mare… queste ultime me le dovete concedere, era troppo invitante.
Insomma, la tanto agognata, da altri, vita stabile e tranquilla mi sta prosciugando, mi sta rendendo un tutt’uno col divano. E non ci sono dubbi, fino a nove mesi fa la mia vita era sempre stata tutto un girare, cambiare, tastare, gustare.
A questo punto, mi son detto, ho davanti altri due possibili verbi: uno è accettare, l’altro è rivoluzionare. Più qualche variabile intermedia che sicuramente c’è, ma che devo ancora identificare.
Ci penserò su e vi farò sapere, e non venite subito a dirmi rivoluzione! che è troppo facile.
Comunque, nel frattempo, ho ricominciato a scrivere.
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