L'eau de Virginie

Un po’ per mia natura e un po’ per la più che decennale permanenza in piscine ed affini a praticare tutte le discipline natatorie possibili, nutro una certa morbosa attrazione per tutte le manifestazioni, dalle olimpiadi alle regionali per esordienti, che riguardino l’acqua. Il nuoto sincronizzato, disciplina che lascia esterrefatti per come la grazia e la dolcezza delle atlete riescano a non far pervenire allo spettatore il senso della fatica immane che sopportano durante l’esercizio, non fa di certo eccezione e, negli ultimi anni, la mia attenzione è stata necessariamente calamitata dalla più grande di sempre: Virginie Dedieu. Splendida ragazza, francese, il suo unico difetto…
Questa ragazza del 79, grande annata, è stata in grado di vincere tre mondiali di seguito in uno sport in cui il ricambio è praticamente costante, ma mai l’oro olimpico, solo perché il “solo” non è previsto tra le discipline olimpiche.
Comunque non mi dilungo, tutta questa introduzione è stato scritta solo perché volevo condividere con voi il suo esercizio più famoso che oggi ho beccato su youtube. Non ci sono aggettivi, è eccezionale per l’emotività trasmessa, per la tecnica, per la scelta musicale, per l’espressività, per tutto. Peccato per la qualità del video.



Terra di dove finisce la terra

Qui il vento non si ferma mai, sarà perché arriva dall’oceano. Eppure gli odori restano, sono gli odori che ti si imprimono di più nella mente. Di fritto, principalmente, perché qui friggono tutto e poi ci mettono sopra delle cremine strane, speziate, tanto aglio. Ma a questo ci ero abituato, sono già stato diverse volte in Spagna. Anche l’odore di piscio era quello di tante stradine di Madrid, così come l’odore di vissuto di certi localini aveva già toccato le mie narici in tanti pub di Valencia.

Quello che cambia è che qui, ad un certo punto, la città si ferma. Arriva un momento in cui il “casco historico” di Cadiz torna indietro ad un tempo in cui l’Africa era molto più vicina, e allora cominci a sentire odore di cous cous e la sabbia nel vento, le notti infinite di tante città spagnole sono solo un ricordo e scende il silenzio, un silenzio carico di malinconia e attaccamento alla terra.

Poi arriva un gruppo di studenti erasmus a comprare ghiaccio in uno dei tanti posti dove lo vendono, preparano un po’ di cocktail e ti unisci a loro perché non hai fatto l’erasmus e cerchi di recuperare.

A 120 km c’è Siviglia, ci sono andato tre sere di seguito, ormai quell’autopista potrei farla ad occhi chiusi. Ecco, Siviglia è semplicemente stupenda, a causa di Siviglia ho, per la prima volta, preso seriamente in considerazione l’idea di andarmene a vivere in Spagna dopo aver fantasticato per troppe volte. E ho anche alzato un po’ troppo la voce con due amici che cercavano di rimanere a tutti i costi con i piedi piantati a terra

Girare Siviglia è come scartare un bacio di Perugia, non sai mai cosa ti può capitare davanti agli occhi. Mentre ti ritrovi con la testa che gira in una splendida piazza sconfinata all’improvviso capiti in un chiostro di 5 metri per 5 con due chitarristi che si esercitano per lo spettacolo di flamenco. E poi il barrio di santa cruz, la feria de las naciones, i churros con la cioccolata calda (ok ok, questi li trovi in tutta la Spagna…), i continui intrecci di arte araba e cattolica, il quartiere della Macarena, che non è il ballo.
E non ho parlato delle ragazze indigene perché non sarebbe stato in linea con il tono del post…

In ultima analisi, sto progettando di tornare il prima possibile, dopotutto mio fratello resterà a Cadiz per l’erasmus fino a giugno, non ho tutto questo tempo.


 

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