Eliminazione dati in corso

La ragazza siede alla sua scrivania e si affanna a battere sui tasti. La porta della stanza è chiusa, ma questo non le impedisce di udire dei rumori: un letto che cigola, dei mugolii. “Un’altra volta…” pensa la ragazza.
Nella stanza c’è una tv accesa con il volume al minimo, dietro lo schermo un uomo sovrappeso illustra formule di trigonometria.
La ragazza incrocia il proprio sguardo assonnato nello specchio. “ Una settimana alle terme, ecco cosa ci vorrebbe” dice a se stessa. “ Ma chi prendo in giro, continuando con sti ritmi è già tanto se riesco a dormire cinque ore a notte.”
Ora mette a fuoco il display della sua radiosveglia, e vorrebbe piangere. Poi, dopo aver tirato su con il naso, si rimette al lavoro. “Non ho niente di meglio da fare” si convince.

Il ticchettare riprende, nessun altro movimento o rumore, ad eccezione dei soliti mugolii, è chiaro.
Dopo pochi minuti accade qualcosa di strano: lo schermo della tv comincia a deformarsi, il professore obeso e i pochi oggetti che ha intorno accennano una strana danza ad un metro da terra formando un girotondo che trasmette un misto tra il ridicolo e il satanico. La ragazza non si accorge di nulla, soprattutto perché il docente eccessivamente in carne continua tranquillamente a parlare di seni e coseni. La danza malefica aumenta di velocità, poi diventa un vortice, una massa indefinita e, infine, un fluido. La televisione inizia a pulsare, sembrerebbe voler esplodere, il fluido giallastro cerca una via di uscita. Ed infine la trova: la tv ora trasuda una melma color ocra che, a contatto con l’aria perde subito consistenza, sembra evaporare. La nube formatasi rimane compatta, poi si organizza e decide di avvicinarsi alla ragazza che, nel frattempo, è sempre immersa nel suo lavoro.

Una forza invisibile prende il comando di ogni singolo muscolo della sventurata, le labbra si schiudono, ora la nube ha un varco.
Ogni singola molecola di quella strana sostanza è ora parte della ragazza e comincia a governarne i movimenti. La fanciulla si alza in piedi, esamina la disposizione degli oggetti sulla scrivania, prende tra le mani un oggetto appuntito, un tagliacarte.
Varca la porta della sua stanza, attraversa il corridoio, è leggerissima, non produce il minimo rumore. Adesso è davanti alla porta che la separa da quel festival di urletti e cigolii. Mette una mano sulla maniglia, la spinge verso il basso e richiude la porta dietro di sé.

Descrivere ciò che si udì in seguito è terribile, orrore allo stato puro. La ragazza si accanì sulle due vittime con ferocia inaudita. Non si limitò ad ammazzarle con un colpo al cuore o alla gola, la forza che la governava pretendeva di più. Il tagliacarte, allora, fu sostituito da un enorme coltello da cucina, poi addirittura da un trapano. Pezzi dei due furono sparsi in tutta la camera. Solo quando le ultime gocce di sangue passarono dalle vene dei due sfortunati al pavimento, la ragazza si placò. Con lo stesso sguardo impassibile che aveva mantenuto per tutta la durata della tortura, raccolse le sue armi, chiuse a chiave la porta della stanza degli orrori e andò a farsi una doccia.

Dopo aver cancellato dal suo corpo ogni segno di quel che era stato, tornò a sedersi alla scrivania. Si udì un click e sullo schermo apparve la richiesta di salvataggio dati.
“Don’t save”, cliccò. Ed uscì di casa.

John pensante





Quest'uomo qui mi ha regalato la targa qui sopra, pare che io sia uno dei bloggers che gli fanno venire da pensare.
Anche se non ha specificato bene a cosa pensa quando mi legge, la cosa mi lusinga alquanto, è sicuramente un riconoscimento dotato di un certo fascino.

La catena pare sia cominciata da qui (mi hanno detto che si deve scrivere) ed io la tramando con piacere perché è composta da tanti piccoli attestati di stima.
I miei, e con essi le targhe, vanno a tre ragazze che mi hanno fatto pensare diverse volte negli ultimi tempi:

Scogliera, perché ha avuto il coraggio di fare davvero ciò che io mi limito a sognare da un po’ di anni a questa parte

Merincontraria, per il suo modo splendidamente ironico, ma anche un po’ malinconico, di guardare alla vita

Islabonita, perché sono tante le persone che dichiarano di voler mettersi in gioco, ma sono poche quelle che lo fanno sul serio



 

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